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Novecento

About the Project

NOVECENTO

di Stefano Serusi
a cura di Andrea Lacarpia
dal 15 al 29 settembre 2012

Sabato 15 settembre 2012 sarà  inaugurata la mostra personale di Stefano Serusi, dal titolo Novecento. Verranno presentati due interventi installativi realizzati per i sontuosi ambienti di Villa Litta Modignani, dimora storica costruita tra il ‘600 e il ‘700 e oggi sede bibliotecaria, della quale l’artista ha voluto rievocare la perduta dimensione domestica, ma in maniera apertamente artefatta. La mostra, a cura di Andrea Lacarpia, è organizzata e promossa da Arsprima con la collaborazione della Biblioteca Comunale Milano Affori.

La nostalgia per un’età  dell’oro perduta è uno dei temi fondamentali della letteratura settecentesca, che si rispecchia nelle rigorose rappresentazioni figurative e architettoniche del Neoclassicismo. Utilizzando le forme del passato vengono create nuove spettrali realtà , in un gioco nel quale il linguaggio preso in prestito da altre epoche e luoghi si spoglia dell’originaria struttura concettuale, mantenendone solo l’epidermide. L’illusione di un ordine sociale superiore è ricreata attraverso le sue manifestazioni esteriori, riprese dal passato e trasposte nel presente con il fine di educare l’uomo ad un nuovo stile di vita.
L’opera di Stefano Serusi è incentrata sulla creazione di sofisticate simulazioni narrative, che vanno a formare quasi delle quinte sceniche, nelle quali l’identità  personale si mimetizza immergendosi in luoghi e tempi altri, come protagonista di uno spettacolo teatrale, nel quale il racconto si svolge con un’accentuata drammatizzazione dei toni. Gli interventi sono spesso essenziali, mimetizzati nello spazio che li ospita, come a voler ribadire che la funzione concettuale dell’operazione, il processo che ne porta alla realizzazione e la sua contestualizzazione nello spazio, formano un tutt’uno con l’oggetto in sé.
Il progetto Novecento si è sviluppato come un percorso nel quale è stata fondamentale la ricerca attuata dall’artista nei mesi precedenti alla mostra, a partire dalla visita delle dimore storiche dell’area milanese, scelte tra quelle in cui appare chiara la volontà  di conservare o ricreare gli arredi originali in memoria di chi le ha abitate. La presenza di chi è scomparso permane attraverso gli oggetti che furono parte della sua vita, in una cristallizzazione del passato tra realtà  e finzione, presenza e assenza. Gli spazi di Villa Litta Modignani ospitano le opere che l’artista ha pensato appositamente per rievocare la dimensione abitativa della dimora, ma in maniera apertamente artefatta. Si tratta di due interventi che coinvolgono due spazi differenti: l’installazione Parte della famiglia e il mobile – scultura Piano di Scrittura. L’installazione Parte della famiglia consiste nell’affastellamento di alcuni dipinti posti sopra la cornice del monumentale camino in marmo nel Salone delle Arti, che ritraggono cani su fondo naturalistico o astratto, dipinti da artisti differenti (Irene Balia, Pasquale de Sensi, Bruno Marrapodi, Pastorello, Patrizia Emma Scialpi, Carlo Spiga). L’operazione riporta all’abitudine di far ritrarre il proprio animale domestico per mantenerne un ricordo, accentuata dalla disposizione dei dipinti in modo casuale come se fossero esposti sulla mensola di una casa moderna. Il cane come esempio di natura addomesticata, dal momento in cui viene fatto rientrare nel mondo della civiltà  umana, con le sue forme e le sue regole, diviene collegamento tra ambiente esterno “naturale” e ambiente domestico “formale”. La tensione tra resa e aggressività  del cane, fedele e remissivo nei confronti del padrone, ma allo stesso tempo pronto ad attaccare per difenderlo, può anche essere vista come il simbolo della civiltà  umana, tra istinti naturali e repressione degli stessi. La teatralità  dell’architettura di Piero Portaluppi, tesa tra il rigore formale dell’insieme e la preziosità  dei particolari, ispira all’artista “Piano di Scrittura”, un’esile struttura in ottone sulla quale sono poste due lastre di marmo dalle colorazioni differenti, rosa e verde, a formare una sorta di monumento alla scrittura, un altare dedicato all’atto creativo visto come un’attività  sacra, totalmente priva di interessi personali ma indirizzata al bene comune, affine ad una retorica del lavoro tipicamente modernista. L’opera si presenta nella sua essenzialità , senza materiali utili alla scrittura, come si trattasse di un mobile ereditato, la cui inattualità  ne impedisce un uso reale. Il suo carattere simbolico e non funzionale è confermato anche dalla collocazione all’interno del luogo che è stato di preghiera. La tendenza alla smaterializzazione, attraverso la mimesi in un racconto immaginario, permea tutta la ricerca di Stefano Serusi. Non a caso, Villa Litta Modignani è attualmente adibita a biblioteca pubblica: pur essendo incorporee, le parole costruiscono la realtà , inventandola.

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Stefano Serusi (Alghero 1980, vive e lavora a Milano) ha esposto in diverse mostre personali e collettive. La sua ricerca è incentrata sulla creazione di sofisticate simulazioni narrative, per le quali utilizza un intreccio di frammenti e suggestioni, tratte da fonti diverse, unite insieme con la coerenza logica tipica del ricercatore dall’attitudine analitica, quasi scientifica, abbinata ad una volontaria conformazione all’ideale romantico di evasione dalla quotidianità .

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